Proposte di lettura
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Io sono l'uomo del sonno : Diario di viaggio di un figlio alla prova del passaggio generazionaleIo sono l'uomo del sonno : Diario di viaggio di un figlio alla prova del passaggio generazionale / Loris Bonamassa, Adriano Moraglio. - Soveria Mannelli : Rubbettino, © 2019. - 120 p. ; 21 cm. - (La bellezza dell'impresa ; 5).Il libro che segnaliamo, “Io sono l’uomo del sonno” (Rubettino), come reca il sottotitolo è un “Diario di viaggio di un figlio alla prova del passaggio generazionale”, ovvero il racconto scritto dall’imprenditore Loris Bonamassa, con l’ausilio del giornalista-scrittore Adriano Moraglio, di come ha diretto e trasformato la fabbrica di materassi Dormiflex, fondata e guidata fino al 2002 dal padre Giorgio. Una lettura che mette l’accento su come, nell’attuale mondo della globalizzazione, un industriale deve comprendere le regole di mercato necessarie per rilanciare la produzione e le vendite, regole differenti da quelle del passato secondo le quali bastava fornire un buon prodotto per avere successo. La prima cosa è quella di avere il coraggio di rischiare, ma con ottimismo e volontà. Bonamassa si è laureato in economia aziendale presso l’Università Cà Foscari di Venezia e ha poi conseguito un MBA all’università di Bologna. Nel dicembre del 2002 avrebbe potuto “tradire” l’azienda di famiglia per un posto prestigioso alla multinazionale tedesca Bosch, ma si è reso conto che, così facendo, avrebbe rischiato di divenire “un numero” ed ha quindi scelto la Dormiflex, avvertendo però l’esigenza di doverla trasformare per creare “un modello d’azienda più adeguato al momento che sta attraversando l’economia”, un’impresa digitale, multilingue e quindi internazionale. Non è stato facile, anche perché nel Veneto, sede principale, vi era la madre a dirigere e nella succursale in Calabria, il padre, due persone di grandi capacità, ma con una visione industriale basata sul passato. Le tappe del passaggio generazionale – un Master al MICAP (Master internazionale in Coaching ad Alte Prestazioni) e viaggi continui all’estero – oltre alle qualità fisiche e psicologiche (tutt’altro che semplici) richieste ad un manager sono dettagliatamente descritte, così come eventi personali – tra i quali il grave intervento subito dal padre e fortunatamente riuscito e la partecipazione alla maratona di New York –, che rendono brillante e spigliata la narrazione. L’imprenditore riconosce un merito speciale alla moglie inglese Lisa, “la donna dei miei sogni”, conosciuta alle Maldive e che per vent’anni ha ispirato e sostenuto la sua esistenza, dandogli anche un figlio. Bonamassa da venticinque anni si occupa di riposo – sleep adviser – con svariate collaborazioni a livello sanitario e sportivo, e ha scritto un libro, tradotto anche in inglese, “Dormire bene per vivere meglio” (Mind, 2016). Ha ottenuto il successo desiderato, ovvero ha portato la Dormiflex in tutto il mondo, un mondo che cambia ogni giorno, successo dovuto, sì, a svariate componenti tra le quali l’ottimismo, la fiducia e la famiglia, ma soprattutto all’intelligenza di aver capito come l’industria oggi deve tener conto del significato della globalizzazione che ha modificato i consumi e le esigenze estendendole, con le peculiarità richieste, in ogni area geografica. [pg, ottobre 2019]
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Amazon : Come il retailer più inarrestabile del mondo continuerà a rivoluzionare il commercioAmazon : Come il retailer più inarrestabile del mondo continuerà a rivoluzionare il commercio / Natalie Berg, Miya Knights. - Milano : Hoepli, © 2019. - x, 277 p. : ill. ; 23 cm.Tutti ormai conoscono Amazon e numerosi sono coloro che utilizzano i suoi efficienti e rapidi servizi. Si tratta di una società indiscussa protagonista del nostro secolo, una delle aziende più quotate nel mondo. Un vero e proprio gigante dell’e-commerce continuamente teso all’innovazione. Si può affermare che sia l’emblema della globalizzazione e della trasformazione in atto nei nostri consumi, tant’è che i negozi chiudono uno dopo l’altro e persino il rivenditore più grande del mondo, Wal-Mart Stores, ha cancellato la parola “stores” (negozi) per adeguarsi alla nuova era digitale. Amazon, nata come libreria on-line, rappresenta ora quasi la metà del fatturato dell’e-commerce negli Stati Uniti, e nel 2018 dava lavoro a 560.000 persone. Vende di tutto, dai pannolini ai tapis roulant, ma produce anche serie televisive di successo e fornisce servizi di cloud computing al governo americano. È un produttore di hardware, una società che elabora pagamenti, una piattaforma pubblicitaria, un business di trasporto merci transoceanico, un editore, una rete logistica, uno stilista di moda, un’impresa private label, un fornitore di sistemi per la sicurezza domestica e una linea aerea. Inoltre vuole essere un supermarket, una banca, un fornitore di assistenza sanitaria. È quanto scrivono Natalie Berg e Miya Knights – due analiste ben note nel settore – nel libro “Amazon. Come il retailer più inarrestabile del mondo continuerà a rivoluzionare il commercio”, edito da Hoepli. Le autrici descrivono tutto l’universo di Amazon: la sua strategia di vendita, l’ecosistema Prime, ovvero ripensare la fidelizzazione per il cliente moderno, la fine dell’e-commerce “pure plays”, le ambizioni alimentari, il private label, l’intelligenza artificiale e il comando vocale, la logistica del retail, vale a dire conquistare il cliente all’ultimo miglio… e via dicendo. A parte la conoscenza della struttura di questa multinazionale, le domande che ci si pone nel leggere il volume sono diverse e riguardano il futuro, a cominciare dalla legge antitrust per la posizione dominante di Amazon. Nessuno mette in dubbio i vantaggi delle sue offerte. Un amico di chi scrive stava preparando un libro su un personaggio della rivoluzione francese e tramite Amazon ha ricevuto una pubblicazione di anni fa di una piccola università statunitense che altrimenti non avrebbe trovato. Certamente la reperibilità dei libri è un aiuto alla cultura. Gli interrogativi riguardano piuttosto gli algoritmi, ovvero il fatto che Amazon, grazie agli ordini effettuati, conosce le nostre esigenze di consumo e le determina, le guida, le indirizza ai settori che a lei importano. E se un giorno dovesse condizionare anche il nostro modo di pensare? Amazon rappresenta perciò la sfida più seria se la nostra intelligenza dovesse soccombere a quella artificiale. Una lettura necessaria, dunque, per riflettere sulle numerose incognite e incertezze del futuro. [pg, ottobre 2019]
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La battaglia di Bretton Woods : John Maynard Keys, Harry Dexter White e la nascita di un nuovo ordine mondialeLa battaglia di Bretton Woods : John Maynard Keys, Harry Dexter White e la nascita di un nuovo ordine mondiale / Benn Steil ; edizione italiana a cura di Ada Becchi ; prefazione di Pierluigi Ciocca. - Roma : Donzelli, © 2019. - xx, 408 p. ; 22 cm. - (Saggi. Storia e scienze sociali).Nel luglio del 1944, in vista dell’imminente fine della guerra, i rappresentanti di quarantaquattro paesi si riunirono a Bretton Woods, una suggestiva località del New Hampshire, per una conferenza sull’assetto da dare ai futuri rapporti economici internazionali, vale a dire sugli scambi commerciali tra le nazioni e il sistema monetario da applicare, dopo quello basato esclusivamente sull’oro – gold exchange – che non aveva dato i risultati sperati. Le due più influenti delegazioni – quella inglese e quella americana – erano capeggiate rispettivamente da John Maynard Keynes e Harry Dexter White. Il primo non aveva cariche governative, ma era considerato una tra le menti economiche più prestigiose del momento, mentre White era un esperto economista, assistente del Ministro del Tesoro USA Henry Morgenthau, da lunga data amico personale del presidente Franklin Delano Roosevelt. Uomo nervoso e ambiguo, ma di potente influenza, tanto da essere l’ispiratore dell’ultimatum chiesto dagli americani al Giappone di ritirarsi dalla Cina e dalla Manciuria e che portò all’attacco a Pearl Harbour del dicembre del 1941, White si dimostrava simpatizzante dell’Unione Sovietica, se non addirittura una spia, come pensava l’FBI. “La battaglia di Bretton Woods”, il titolo del volume di Benn Steil (Donzelli editore), riguarda proprio i durissimi scontri che avvennero fra i due uomini sull’assetto monetario che avrebbe dovuto governare il mondo al termine del conflitto mondiale, contrasti dovuti al fatto che Keynes doveva difendere una Gran Bretagna ridotta in una situazione finanziariamente tragica, mentre dall’altra parte vi era un’America che con i suoi dollari si preparava a dominare il mondo. Pagina dopo pagina, da economista di grande fama, Steil illustra le vicende di una riunione internazionale di importanza storica (il libro di cui parliamo ha vinto nel 2013 lo Spear’s Book Award per la storia finanziaria). In un altro volume del 2018 sul “Piano Marshall” – segnalato in precedenza nella nostra rubrica – lo stesso Autore metteva in evidenza la diversa visione del mondo post-bellico fra Roosevelt e Truman. Il primo pensava a un mondo pacifico di cooperazione fra Stati Uniti e Unione Sovietica – idea condivisa da White –, il secondo aveva capito invece che Stalin perseguiva una politica espansionistica in Europa e per difenderla attuò un piano (Marshall) di aiuti economici e militari (la NATO). Lo ricordiamo, perché Bretton Woods fu un intreccio fra economia e politica: una superpotenza mondiale, gli Stati Uniti, usò la sfera economica per piegare un’altra potenza, l’Inghilterra, in declino economico e finanziario. Anche dopo che l’accordo raggiunto sul rapporto di cambio dollaro-oro fu annullato da Nixon nel 1971, si è continuato a parlare della conferenza e delle idee di Keynes, soprattutto durante la recessione del 2008, per correggere gli squilibri finanziari. [pg, ottobre 2019]
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L'età del paradosso : Perchè chiediamo tutto e il contrario di tutto nelle imprese e nella societàL'età del paradosso : Perchè chiediamo tutto e il contrario di tutto nelle imprese e nella società / Paolo Iacci ; prefazione di Enrico Sassoon. - Milano : Egea, © 2019. - xii, 165 p. ; 23 cm. - (Business e oltre).Il paradosso è una proposizione in apparente contraddizione con l’esperienza comune, con la logica. In sostanza è una tesi, un’opinione contraria a ciò che si pensa e che quindi sorprende, ma che può avere una sua validità e in questo senso dimostra la sua pericolosità in quanto modifica il buon senso, ciò che si riteneva ragionevole. L’argomento è più che mai attuale in quanto ciò che ci attende è sempre meno prevedibile e il paradosso sembra essere divenuto il nuovo paradigma del futuro. È perciò stimolante la lettura del libro di Paolo Iacci “L’età del paradosso. Perché chiediamo tutto e il contrario di tutto nelle imprese e nella società” (edito da Egea) e scritto da uno dei più noti consulenti di direzione, docente di Gestione delle risorse umane alla Statale di Milano e autore di numerosi volumi di management. Si tratta di un libro – annota nella prefzione Enrico Sassoon, direttore responsabile di Harvard Business Review Italia – di un autore “che non sopporta la stupidità e vuole celebrare l’intelligenza”. Un volume quindi su intelligenza e stupidità nell’ottica di imprese e società. Chi lo legge è costretto a ragionare e scoprire che “paradosso dopo paradosso, molti fenomeni della vita d’impresa prevedono per loro natura esperienze contraddittorie, che sembrano quasi volersi escludere vicendevolmente, eppure sono vere entrambe”. Bisogna quindi rivedere l’opinione comune e Iacci lo fa analizzando con chiarezza, ironia e illuminanti citazioni – da Oscar Wilde ad Einstein – venticinque paradossi: del lavoratore, dei risultati a breve, della felicità, dell’abitudine, dei comitati, del marketing, dell’incompetenza, della verità, dell’innovazione, tanto per citarne alcuni, i quali sorprenderanno continuamente. Prendiamo, ad esempio, il paradosso dell’insuccesso. Nel 1970 il chimico Spenser Silver cercò di fabbricare una potente colla, ottenendo però un adesivo molto appiccicoso, che rimaneva attaccato solo a uno dei due fogli incollati. Un fallimento, e il progetto fu abbandonato. Quattro anni dopo, un collega che cantava nel coro di una chiesa si rese conto che i segnalibri usati per evidenziare le pagine degli inni cadevano continuamente. Come fissarli? Usò allora la colla di Spencer che consentiva ai segnalibri di essere attaccati, ma di staccarli facilmente. Erano nati i Post-it. In altre parole, scrive Iacci, “se vogliamo perseguire l’innovazione, dobbiamo ammettere che chi fa degli errori non necessariamente sta fallendo o fallirà per sempre. Dobbiamo favorire una cultura e un contesto che ci ricordi che solo sbagliando s’impara”. Mentre, soprattutto in Italia, le aziende non tollerano gli errori. Occorre ovviamente l’intelligenza per capire perché si è sbagliato. Il paradosso, insomma, è l’ancora di salvezza che ci permette di guardare alla realtà con l’unica lente deformante che può farci vedere chiaro. [pg, ottobre 2019]
 
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