Proposte di lettura
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I dieci comandamenti dell'economia italianaI dieci comandamenti dell'economia italiana / a cura di Carlo Cottarelli e Alessandro De Nicola ; prefazione di Lorenzo Infantino. - Soveria Mannelli : Rubbettino, © 2019. - ix, 273 p. : ill. ; 21 cm. - (Problemi aperti ; 231).Parlare di economia italiana non è semplice e ne discutono in molti. Come uscire dalle acque stagnanti in cui il paese si trova da anni? Il libro di cui consigliamo la lettura espone l’opinione di economisti di primo piano e le loro analisi servono a delineare le loro prospettive per uscire dal declino economico. “I dieci comandamenti dell’economia italiana” di Carlo Cottarelli e Alessandro De Nicola, con una prefazione di Alessandro Infantino, è l’occasione per fare il punto su ciò che bisognerebbe fare, visto che probabilmente nessuno, fra gli esponenti del ceto politico che ha guidato il nostro paese, ha compreso il momento storico in cui viviamo dal punto di vista economico. L’integrazione delle economie – scrive Infantino – sottoposta a un processo di straordinaria accelerazione dalla “rivoluzione” telematica, avrebbe dovuto suggerire ai governanti che nessuna barriera è in grado di fermare la concorrenza internazionale e che questa va fronteggiata attraverso un incremento della produttività la cui base è la libertà di scelta. Innanzitutto un richiamo agli autori. Carlo Cottarelli, già ex direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale e Commissario per la revisione della spesa pubblica in Italia, attualmente è direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore; Alessandro De Nicola è docente alla Bocconi di Milano, commentatore in varie testate nazionali e Presidente della Adam Smith Society e della Oxford e Cambridge Society per il Nord Italia; Lorenzo Infantino, tra alte cariche, insegna alla Luiss Guido Carli. Per affrontare in modo rigoroso e divulgativo i principali nodi da sciogliere nell’economia italiana, gli autori si sono avvalsi di economisti altrettanto qualificati e che, per motivi di spazio, non citiamo. Il testo di cui parliamo merita quindi un attento esame. Veniamo ai punti trattati, ai “10 comandamenti” della nostra economia. Si passa dalla spesa pubblica alla tassazione, dalle pensioni alla sanità, dall’ecologia dei social media allo Stato imprenditore e poi ai trasporti, al rinnovamento dell’università, alle liberalizzazioni, e, infine, al sistema bancario e finanziario dopo la crisi mondiale del 2008. Su questo aspetto Giuseppe Lusignani e Marco Onado concludono la loro analisi affermando che i problemi che hanno portato alla crisi non sono stati del tutto risolti, poiché gli incentivi distorti che hanno condotto all’eccesso di debito e alle bolle del credito sono ancora presenti e, in secondo luogo, perché le banche europee non hanno ancora raggiunto un livello accettabile di redditività e il loro rendimento del capitale è sistematicamente inferiore al suo costo. «Il che significa che la stragrande maggioranza delle imprese di questo settore fondamentale per l’economia distrugge ricchezza anziché crearne». Sono quindi da attendersi ulteriori profonde modificazioni. [pg, luglio 2019]
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1, I leoni di Sicilia1, I leoni di Sicilia / Stefania Auci. - [S.l.] : Nord, 2019. - 437 p. ; 23 cm. - (Narrativa ; 773).Tutto iniziò nel 1799, a Bagnara Calabra, quando Paolo e Ignazio Florio abbandonarono il paese natale per stabilirsi a Palermo. Giovani e poveri, ma desiderosi di lavorare e di affermarsi. La fortuna li assistette. In quegli anni cominciarono a essere richieste, principalmente per uso gastronomico, le spezie coloniali – cannella, pepe, cumino, anice, coriandolo, zafferano, sommacco, cassia – e il negozio che aprirono per venderle ebbe successo. I clienti avevano fiducia in loro, abili nell’importarle in Sicilia dai luoghi di produzione. Col tempo la situazione migliorò. La loro azienda prosperava spingendoli a nuove iniziative imprenditoriali: dallo zolfo a un ottimo marsala e al tonno in lattina. Diventarono finanziariamente potenti, conosciuti non solamente in tutta l’isola, e acquistarono case e terreni dai nobili decaduti. Il vento continuò a soffiare in loro favore e alla morte di Paolo, Ignazio, che non si era sposato, si prese cura della cognata Giuseppina e del nipote Vincenzo, il quale crescendo divenne un più che abile imprenditore. La saga dei Florio è stata vivacemente raccontata con innegabile abilità da Stefania Auci, scrittrice trapanese ma palermitana d’adozione, in “I leoni di Sicilia”. Nel romanzo si avverte il respiro di Palermo, dei calabresi che vi lavorano, della mentalità isolana in un periodo storico colmo di cambiamenti – dai moti del 1818 allo sbarco di Garibaldi in Sicilia –, tra l’altro richiamati dall’Autrice in sintetiche e chiare note; ma c’è soprattutto la vita dei Florio, le loro discussioni e passioni, la vita casalinga, il loro lavoro. Per fare ciò l’Autrice ha effettuato un accurato percorso di ricerca in biblioteca e sui giornali locali. Un testo insomma più che completo su una famiglia povera divenuta ricca, nel quale sono ben inquadrati i profili dei protagonisti: dalle aspirazioni sentimentali del giovane Vincenzo, esuberante, ma in grado di non perdere la testa e di comprendere la realtà del mondo degli affari e che sposerà la milanese Giulia Portalupi, alla segreta passione di Ignazio per la moglie del fratello Paolo dopo la sua scomparsa: «Esistono amori che non portano questo nome, ma che sono altrettanto forti, altrettanto degni di essere vissuti, per quanto dolorosi», una consapevolezza che la debolezza della natura umana non riesce a superare. Romanzo, quello sui Florio, che si legge con piacere anche per le altre vicende interne della famiglia – oltre a Paolo ed Ignazio vi erano il fratello Francesco e la sorella Mattia, estranei però all’attività commerciale condotta solo dai primi due – fatta di scontri e di divergenze, e per conoscere il modo di pensare della società siciliana, da un lato estremamente conservatrice, decisa a tutelare i privilegi nobiliari, dall’altro aperta all’innovazione. La chiave del successo dei Florio è anche quella di aver capito che per progredire bisognava guardare all’estero. [pg, luglio 2019]
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Storia culturale del made in ItalyStoria culturale del made in Italy / Carlo Marco Belfanti. - Bologna : il Mulino, © 2019. - 258 p. ; 22 cm. - (Saggi ; 886).Quale è il significato dell’espressione “made in Italy”? Certamente i prodotti e i servizi per i quali il nostro paese è rinomato nel mondo per la qualità, il design, i prezzi competitivi e via dicendo. Ma «gli elementi che hanno contribuito a costruire tale immagine, e che dovrebbero identificare i tratti distintivi della creatività italiana, derivano spesso da semplicistiche rappresentazioni della cultura e della società italiane e da superficiali ricostruzioni delle vicende storiche del paese». Lo scrive Carlo Maria Belfanti in «Storia culturale del Made in Italy», un saggio che evidenzia tali stereotipi, richiamati spesso in maniera acritica e superficiale. Tesi dell’Autore – docente di Storia economica all’Università di Brescia – è che nel paniere del made in Italy, quello della moda ne è il paradigma, ne assume un rilievo particolare e ne diviene il simbolo stesso. L’argomento messo in particolare luce da Belfanti è che la moda italiana si è infatti appropriata del Rinascimento come sua base, come fondamentale erede dell’eccellenza italiana in fatto di gusto e originalità, un’associazione quindi con la storia, l’arte e la cultura; ma si tratta di una continuità che non esiste, alimentata all’inizio degli anni Cinquanta per nobilitare la nascente moda italiana nel mercato internazionale, a quel tempo dominato dalla Haute couture parigina. «Il legame con il Rinascimento – annota l’Autore – ha consentito infatti di accedere con un’eccellente reputazione al mercato degli Stati Uniti, dove, proprio grazie al mito del Rinascimento, l’Italia, ma soprattutto la storia e la cultura italiane, godevano di grande considerazione». Belfanti giunge alla sua conclusione dopo aver analizzato con attenzione il primato italiano raggiunto nel Cinquecento, un periodo storico di fioritura senza precedenti delle arti, che fecero del nostro paese un punto di riferimento della civiltà occidente, per poi passare al periodo successivo di declino e al Gran Tour che alimentò il flusso degli stranieri in Italia, patria dell’arte, ed infine alla “invenzione” del Rinascimento, che attrasse gli americani. L’ultimo capitolo presenta una descrizione del nostro paese nelle grandi esposizioni universali in cui presero avvio l’industrializzazione e il cammino verso la modernità. L’affermarsi della moda italiana sul piano internazionale avvenne dopo la Seconda Guerra mondiale grazie a sartorie di grandi capacità e fantasie creatrici, ma autonome, anche se amplificate appunto dal mito del Rinascimento. Si pensi alla Hollywood sul Tevere, al matrimonio fra Tyron Power, vestito da Caraceni, e Linda Christian con un abito delle sorelle Fontana. Il volume, tra le altre cose, fa pensare con tristezza alla moda nell’epoca della globalizzazione. L’era dei blue jeans e delle scarpe di gomma. [pg, luglio 2019]
 
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