Proposte di lettura
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Lo schianto : 2008-2018 : Come un decennio di crisi economica ha cambiato il mondoLo schianto : 2008-2018 : Come un decennio di crisi economica ha cambiato il mondo / Adam Tooze. - Milano : Mondadori, © 2018. - 766 p. ; 25 cm. - (Le scie).A dieci anni dalla prima grande crisi finanziaria dell’era globale – innescata dalla bolla immobiliare del 2006 e culminata nel settembre 2008 con la chiusura di Lehman – Mondadori ne pubblica la poderosa (ben 761 pagine) rievocazione nel volume “Lo schianto” di Adam Tooze, già docente nelle università di Cambridge e Yale e ora professore di storia alla Columbia University, nonché autore di altri libri di successo e articolista di prestigiosi giornali e riviste. La sua è un’analisi profonda sul “Decennio di crisi economica che ha cambiato il mondo” – come reca il sottotitolo – che ha colpito ogni parte del pianeta (il Regno Unito, l’Europa, l’Asia, il Medio Oriente e l’America Latina) provocando un generale impoverimento del ceto medio e conseguenze geopolitiche in Tunisia, Crimea, Ucraina e sollevando un interrogativo sull’economia capitalista, per non parlare della Brexit e della contestata elezione del presidente Donald Trump. L’Autore ripercorre, con un’analisi tra le più incisive fra quelle dei numerosi saggi pubblicati sull’argomento, le tappe complesse e non ancora ben chiarite di quanto è successo, soffermandosi in particolare sulle banche, sull’aspetto globale e caotico della crisi, sulla Cina, sulle imperscrutabili rotte del debito e il rapporto delle crisi finanziarie con l’avvento di Internet e dei social network, temi ovviamente impossibili da riassumere in questa breve nota. «C’è un’impressionante analogia tra le domande che ci poniamo sul 1914 e il 2008. Come finisce una grande fase di moderazione? Come si accumulano rischi enormi, poco compresi e poco controllabili? In che modo ampi spostamenti tettonici nell’ordine globale producono terremoti improvvisi?». Siamo entrati nella crisi ingenuamente, o spinti da forze oscure? Di chi è la colpa del disastro che ne è derivato? In che modo le passioni politiche del popolo influenzano le decisioni delle élite e come i politici le sfruttano? «Le regole possono dare una risposta? O dobbiamo fare affidamento sull’equilibrio del terrore e sul giudizio di tecnici e generali? Sono queste – termina Tooze – le domande che ci siamo fatti negli ultimi cento anni sul 1914. E non è un caso che sul 2008 e sulle sue conseguenze ci poniamo domande analoghe». Come leggiamo nel volume, anche se la grande crisi del 2008 sembra giunta al termine, esistono interrogativi sulle sue cause alle quali non possiamo dare una definitiva risposta. Il futuro dell’economia si trova di fronte, non solo ora, a punti interrogativi che, come quelli politici, sottintendono incertezza e incognite che neppure la conoscenza della storia sembra poter aiutare a risolvere. Comunque sia – e non siamo i soli a pensarla in questo modo – abbiamo bisogno di politici ed economisti intelligenti e di valore, come quelli che nel passato ci furono in Occidente; ma oggi, da questo punto di vista, rimangono molti dubbi. [pg, ott 2018]
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Il piano Marshall : Alle origini della guerra freddaIl piano Marshall : Alle origini della guerra fredda / Benn Steil ; traduzione di Ada Becchi ; prefazione di Alberto Quadrio Curzio. - Roma : Donzelli, © 2018. - x, 548 p. ; 22 cm. - (Saggi. Storia e scienze sociali).Dopo la morte del presidente Franklin Delano Roosevelt nel 1945, il suo successore Harry Truman intuì presto che il progetto di un mondo unito comprendente anche l’Unione Sovietica, sostenuto dal suo predecessore, non avrebbe potuto realizzarsi. Stalin si rivelò troppo ambiguo e insincero, rendendo impossibile ogni dialogo con lui, pienamente assecondato dal ministro degli esteri, il fedelissimo Molotov. Il Cremlino voleva annettersi tutti i paesi d’Europa – in alcuni dei quali, come la Francia e l’Italia, la presenza comunista era forte – e unificare la Germania sotto il suo potere. Come opporsi senza fare una guerra? Lo scenario era inoltre aggravato dalle condizioni dell’Europa dell’Ovest, ridotta dalla guerra in condizioni di miseria materiale ed economica, situazione che favoriva la propaganda dei partiti marxisti. Fu allora che il 5 giugno del 1947 all’Università di Harvard il segretario di Stato George C. Marshall – già capo di stato maggiore dell’esercito e primo militare al quale fu affidato quell’ importante incarico politico, nonché premio Nobel per la pace nel 1953 – tenne un discorso nel quale annunziò il progetto, che avrebbe portato il suo nome, sulla necessità di un massiccio aiuto finanziario degli Stati Uniti alle nazioni europee. Se queste avessero potuto ricostruire le loro economie, avrebbero scelto la democrazia e non il comunismo. Il percorso non semplice del piano – la durissima opposizione dei comunisti e la difficoltà a convincere l’opinione pubblica americana che si sarebbero dovuti dare milioni di dollari per aiutare l’Europa – è ricostruito nel magistrale volume di Benn Steil “Il Piano Marshall. Alle origini della guerra fredda”, con prefazione di Albero Quadrio Curzio. L’autore – direttore del programma di Economia internazionale del Council of Foreign Relation di New York e fondatore della rivista International Finance – ripercorre la storia del Piano Marshall, a cominciare dalle crisi geopolitiche volute dal Cremlino per impedirlo, come il blocco delle vie d’accesso terresti e ferroviarie a Berlino Ovest, al quale gli americani risposero con un gigantesco ponte aereo (quasi un aereo al minuto) per portare viveri, carbone e medicinali ai cittadini isolati. Il Piano fu un grande successo della politica di Truman e preservò la democrazia nell’Europa dell’Ovest, grazie all’accettazione degli Stati Uniti – scrive Steil –dell’esistenza di una zona d’influenza russa. «I grandi atti di politica si basano sul realismo oltre che sull’idealismo. È una lezione che bisognerebbe imparare di nuovo». Si trattò di una scelta politica – scrive Quadrio Curzio nella prefazione – di portata epocale, un indubbio merito di Truman che sponsorizzò anche le Nazioni Unite, il fondo Monetario internazionale e la Banca mondiale, ma «che viene ora messa a rischio dalla visione ottusa ed egocentrica del presidente Trump, che vuole riscrivere la storia senza conoscerla». [pg, ott 2018]
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Seneca per i manager : Dalle «Lettere a Lucilio» di Lucio Anneo SenecaSeneca per i manager : Dalle «Lettere a Lucilio» di Lucio Anneo Seneca / scelta a cura di Georg Schoeck ; prefazione di Piero Ottone. - Milano : Ponte alle Grazie, © 2012. - vi, 115 p. ; 20 cm. - (Saggi).Il giornalista tedesco Georg Schoeck, redattore di un bollettino per un club di manager, ha costatato che in Seneca poteva trovare un aforisma appropriato per ogni tema affrontato nelle sue conferenze vertenti su aspetti politici ed economici. Di qui l’idea di raccogliere in un libro alcune sentenze dell’autore latino per porre problemi e stimolare riflessioni, libro tradotto anche in italiano e pubblicato da Ponte alle Grazie col titolo “Seneca per i manager” e con un’arguta prefazione di Piero Ottone, testo – si deve subito dire – utile e piacevole per tutti, non solamente per chi dirige un’azienda. Il pensiero di Seneca, la sua filosofia esistenziale ispirata allo stoicismo e alla ricerca di norme di vita hanno ispirato diversi scrittori per l’equilibrio e la moderazione che lo contraddistinguono, una saggezza veritiera anche nel mondo di oggi. Il curatore ha scelto – tra le varie opere – alcune citazioni presenti nelle “Lettere a Lucilio”, un amico più giovane di Seneca divenuto governatore della Sicilia, poiché, accanto al filosofo e al censore dei costumi, in questi scritti epistolari Seneca «si esprime sul mondo e sulla vita con immediatezza, acutezza e immedesimazione, e sempre con insuperabile pregnanza». «Seneca – annota Piero Ottone – sapeva che il successo non è tutto» e invitava a vivere serenamente con un certo distacco dalle cose, a essere personaggi di successo, ma nel contempo generosi e tolleranti. «Non vi è niente che non sia labile, fallace e mutevole nel tempo; ogni cosa è instabile e al primo colpo di fortuna si volge al suo contrario e, in tanto agitarsi di vicende umane, niente è certo, tranne la morte» afferma il filosofo. Non solamente i manager devono quindi mettere in bilancio l’imprevedibilità della vita, ma ciascuno di noi deve sapere che bisogna darsi da fare anche per le cose difficili, le quali richiedono tempo, mentre quelle impossibili ne richiedono un po’ di più. Pensiero che ricorda quello dei fondatori di Google secondo i quali non bisogna mai rinunciare a ciò che sembra impossibile, come hanno dimostrato. Certo, Seneca è un clamoroso esempio di come l’esistenza possa essere tutto l’opposto di ciò che si scrive. Una spudorata contraddizione. Seneca affermava che il denaro non rende felici – «quel male che aveva reso penosa la povertà, e che rende altrettanto penosa la ricchezza, sta nell’animo stesso» – ma inseguì i soldi e divenne ricchissimo. Schoeck ne ha riassunto la vita, descrivendo il suo opportunismo. Mandato in esilio, fu richiamato a fare da mentore a Nerone e si costruì una privilegiata posizione a corte creandosi però molti nemici, tra i quali lo stesso imperatore che lo condannò a morte. Ma il filosofo preferì uccidersi. Tuttavia la vita di ipocrita adulatore di Seneca prova quanto saggia sia stata la sua filosofia. [pg, ott 2018]
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Il New Deal : Una storia globaleIl New Deal : Una storia globale / Kiran Klaus Patel. - Torino : Einaudi, © 2018. - xviii, 531 p. : ill. ; 23 cm. - (La biblioteca ; 39)....
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Canto di NataleCanto di Natale / Charles Dickens ; prefazione di Gianrico Carofiglio. - Milano : Rizzoli, 2010. - 141 p. ; 20 cm. - (BUR Extra)....
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Creare una società dell'apprendimento : Un nuovo approccio alla crescita, allo sviluppo e al progresso socialeCreare una società dell'apprendimento : Un nuovo approccio alla crescita, allo sviluppo e al progresso sociale / Joseph E[ugene] Stiglitz, Bruce C[orman] Greenwald ; traduzione di Maria Lorenza Chiesara. - Torino : Einaudi, © 2018. - xvii, 457 p. ; 21 cm. - (Passaggi Einaudi)....
 
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