Proposte di lettura
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Silicon Valley: i signori del silicioSilicon Valley: i signori del silicio / Evgeny Morozov ; traduzione di Fabio Chiusi. - [Torino] : Codice, © 2017. - xix, 151 p. ; 18 cm.Ha fatto molto discutere il testo di Evgeny Morozov “Silicon valley. I Signori del silicio” appena ripubblicato da Codice Edizioni con una nuova prefazione. Si tratta, infatti, di una vera e propria requisitoria contro le aziende di Silicon Valley – Google, Amazon, Facebook, Twitter ed altre – accusate non di promettere una nuova società più prospera e accettabile, ma piuttosto una società rivolta ad accrescere il profitto e a violare le nostre privacy e libertà. Del resto l’Autore – autorevole studioso sugli effetti sociali e politici della tecnologia e di cui vanno ricordati i libri “Contro Steve Jobs” e “Internet non salverà il mondo” – presenta una vastissima documentazione su ciò che sta succedendo grazie a Internet: una tempesta di dati impressionante che sta cambiando il modo di vivere e quindi le nostre scelte e i nostri comportamenti. Basta un solo esempio: una multinazionale ha prodotto uno spazzolino da denti connesso a un’applicazione del nostro smartphone che ci dice se abbiamo passato bene il filo interdentale, pulito la lingua e risciacquato a dovere la bocca. In altre parole siamo divenuti schiavi degli strumenti tecnologici e di questo passo c’è da chiedersi fin dove arriveremo. Intendiamoci, molti degli esempi esposti da Morozov sono condivisibili e il pregio del libro sta proprio nell’offrire l’occasione per riflettere su un aspetto che sta trasformando la vita degli uomini: da quello politico e finanziario (le monete virtuali) fino a quello militare, se pensiamo al terrorismo. Non è in questa sede che possiamo soffermarci su quanto affermato dall’Autore, tanto sono svariate e complesse le problematiche trattate. Il lettore di “Silicon Valley” – a cui si richiede una conoscenza tecnologica non superficiale - si trova infatti di fronte a tali e tante documentazioni e tesi da trovare difficile sia obiettare sia dare una risposta adatta a risolvere il problema soprattutto qullo che riguarda la nostra privacy, visto che anche le nostre e-mail, così come i dati bancari, possono essere intercettate e lette. L’informatica ci ha reso estremamente vulnerabili e tutto ciò oltretutto avviene inconsapevolmente, Come reagire alla rivoluzione di Internet? È questa la seconda prospettiva con la quale leggere il libro, visto che le ipotesi avanzate da Morozov appaiono incomplete, essendo del resto il percorso tecnologico irreversibile. «Criticare la tecnologia oggi – conclude l’Autore – dovrebbe significare mettere in questione come la tecnologia stessa e i suoi amplificatori consentano al sistema di prendere tempo, prevenendo una crisi da cui dipende la nostra stessa esistenza». Il fatto è che ciò non è facile, a meno – lo diciamo a titolo personale – di avere la forza di disconnettersi dal computer per qualche ora e riflettere su noi stessi leggendo i grandi libri. Dallo scritto di Morozov ognuno di noi è sollecitato a trarre le sue conclusioni, ammesso che ve ne siano. [pg, dicembre 2017]
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Il linguaggio delle crisi : L'economia tra esplosioni, tempeste e malattieIl linguaggio delle crisi : L'economia tra esplosioni, tempeste e malattie / Daniele Besomi. - Roma : Donzelli, © 2017. - vi, 265 p. ; 20 cm. - (Virgola ; 127).«So calcolare il corso delle stelle, ma non la follia degli uomini», disse Isaac Newton commentando il disastroso investimento effettuato da migliaia di risparmiatori nei tre casi di forsennata speculazione finanziaria avvenuti prima della rivoluzione industriale della fine del Settecento. Si trattava della corsa all’acquisto dei tulipani in Olanda nel periodo 1634-1637, della bolla del Mississippi del 1719-1720 e di quella dei Mari del Sud del 1720. Ogni classe sociale fu attratta dai prezzi dei bulbi di tulipani che salivano di giorno in giorno alle stelle, dei titoli di stato francesi e della britannica South Sea Company. Così le moltissime persone allettate dall’idea del denaro da guadagnare facilmente si trovarono alla fine rovinate. Da allora le crisi finanziarie si sono succedute una dopo l’altra, ma non è dell’avidità umana che si occupa Daniele Besomi nel libro “Il linguaggio delle crisi. L’economia tra esplosione, tempeste e malattie”, pubblicato da Donzelli, ma della semantica e metaforologia delle crisi, vale a dire “Il vocabolario delle crisi” (prima parte) e le loro “metafore”» (seconda parte). Per quale motivo è importante conoscere il significato lessicale delle crisi finanziarie? «In primo luogo – scrive l’Autore – occorre che le idee che si vogliono comunicare siano comprensibili per il pubblico a cui ci si rivolge: devono dunque essere ancorate al sistema di conoscenze di cui i lettori dispongono senza essere obsolete né eccessivamente innovative. In secondo luogo le parole hanno dei significati e non è indifferente quali parole si scelgono per caratterizzare e teorizzare le situazioni di panico finanziario, spesso associato a prezzi in calo, disoccupazione o eccessi di produzione». Per quanto riguarda i capitoli relativi alle metafore, il linguaggio usato nella descrizione del fenomeno rivela la concezione della crisi di coloro che la descrivono che ricorrono appunto a parafrasi. Un testo originale quello di Besomi, senior research fellow presso il Centro di studi interdisciplinari Walras-Pareto dell’Università di Losanna e autore di numerosi saggi sulle teorie della crisi e dei cicli economici, un testo che, attraverso un’analisi storica della trasformazione del linguaggio, offre gli strumenti necessari per comprendere i vari modi d’interpretazione delle crisi. Vengono quindi spiegati termini come bolla, stagnazione, panico, depressione, ciclo, fluttuazione, recessione, terremoto economico, uragano finanziario, febbre speculativa. Un’interessante appendice, inoltre, riporta la cronologia delle principali crisi economiche e finanziarie, a partire da quella citata dei bulbi di tulipano fino a quella dei subprime del 2007-2008. L’economia – conclude Besomi – è sempre in oscillazione ritmica e con essa – vogliamo aggiungere riprendendo il discorso in iniziale – non tramonterà mai il desiderio degli uomini di affidarsi ad un’irrazionale speculazione per fare soldi. [pg, dicembre 2017]
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Ipotesi di una sconfittaIpotesi di una sconfitta / Giorgio Falco. - Torino : Einaudi, © 2017. - 379 p. ; 22 cm. - (Einaudi Stile libero. Big).Uno stile linguistico colloquiale, semplice, come se lo scrittore parlasse al lettore, è tra i pregi di “Ipotesi di una sconfitta”, il romanzo di Giorgio Falco pubblicato da Einaudi Stile libero. L’Autore, nato nel 1967, racconta le sue vicende esistenziali e lavorative prima di dedicarsi a scrivere libri – tra i quali La gemella H, finalista al Premio Campiello nel 2014 assieme ad altri riconoscimenti – e lo fa con dettagliata precisione, con annotazioni spesso ironiche che inducono al sorriso e che nello stesso tempo descrivono un paese come il nostro negli anni Settanta e Ottanta, la sua provincialità e arretratezza burocratica. Vediamo Falco operaio stagionale pagato cinque lire al pezzo in una fabbrica di spillette che raffigurano gruppi pop e rock, i Duran Duran, gli Spandau Ballet, i Rolling Stones, Jimmi Hendrix, Bruce Springsteen, ma anche il papa e Gesù, controllato dal padrone, un uomo sui cinquant’anni, alto e corpulento, con indosso una camicia bianca e le bretelle rosse per sorreggere i jeans, dai pochi capelli sudati incollati al grosso cranio e accanito fumatore di Gauloises che ricordavano al giovane i fumosi bar parigini «in cui sembrava di restare giovani per sempre». Era il suo ultimo agosto da minorenne e di giorno andava al fiume in bicicletta, «in una cappa di afa senza sole, il fiume invaso da zanzare e tafani, da famiglie immobili sotto gli ombrelloni piantati lungo la riva, dove i bambini erano gli unici esseri in movimento, a parte gli insetti». L’Autore diviene poi venditore di una scopa di saggina nera jugoslava, quindi aspirante venditore di giornali recapitati a domicilio, accompagnatore di uomini d’affari stranieri per l’acquisto di prodotti negli show room di Berlusconi, collaboratore di una ditta di telefonia per controllare i clienti insolventi. Infine la decisione di mantenersi con le scommesse sportive. Una sequenza di lavori alla fine persi, nel sottofondo di un’Italia molte volte amara. Al lettore non sfuggirà l’affetto di Falco per il padre, autista di autobus dell’ATM, l’azienda di trasporti milanese. Amava la sua divisa e l’indossava per carnevale, e lo descrive quando si ammalò di tumore e diabete, nei giorni in ospedale fino alla morte. In macchina si recava a vedere la salma del padre «sotto i fiocchi di neve, il gregge e i pastori al lato del finestrino, non riusciva a capire dove uomini ed animali potessero andare». Un libro gradevole “Ipotesi di una sconfitta”, con accenti umani e sociali, non unicamente sul lavoro, nel quale è messo in luce l’animo dell’autore, la sua capacità di osservare la realtà, il tutto con uno sfondo di disincanto e amarezza. Come quando assiste alle corse dei cavalli: «Non sapevo bene cosa fare: rimanere, partire, scommettere su un evento sportivo dall’altra parte del mondo, scommettere per la prima volta sul dolore dei cavalli alle mie spalle, o forse dovevo solo arrendermi». [pg, dicembre 2017]
 
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